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Intensità estrattiva dei rossi di Calabria

Anche quest’anno, in occasione del consueto convivio enogastronomico “Calici sotto le stelle” organizzato dalla Associazione culturale Cerillae, circa 14 tra le migliori cantine calabresi hanno offerto i loro prodotti all’assaggio, nella suggestiva cornice cinquecentesca di Cirella.D’altronde non poteva esserci più appropriata sede per l’evento se non “ la perla del tirreno” situata nel cuore dell’Enotria ostentante, vezzosa, il suo isolotto al centro della Riviera dei Cedri.
In questa porzione nord occidentale della Calabria, i singolari aspetti pedoclimatici consentono, sin dai tempi antichi, di allevare piante autoctone in purezza, nel rispetto dell’ambiente ed a sviluppo vegetativo limitato, con bassa redditività per unità di superficie.
Per tutto ciò, è possibile rinvenire in Calabria, prodotti di esclusiva trasformazione enologica e idonei ad esprimere al meglio i caratteri tipici del terroir.
È, interessante notare come, la tradizionale tecnica di vinificazione calabra, che prevede il sovente ricorso all’assemblaggio dei vini di diversi vitigni in combinazioni talvolta tradizionali e talora inconsuete, caratterizzi la produzione indigena per il lavoro nel suo complesso, la cura del terreno, la forma di allevamento, il trattamento in cantina, le differenti scelte di affinamento del prodotto finale e le percentuali delle componenti utilizzate per la mistura.
Un esclusivo esempio di tali gioie vinicole, come accennato, è stato concesso nell’ambito dell’evento “Calici sotto le stelle”, che vede aggregarsi, ogni anno nuove aziende del settore, in un apprezzabile appuntamento che è giunto alla sua V° edizione, grazie all’alacre impegno del presidente Francesco Errico.
Elemento inedito di quest’anno, è stato l’esordio, da parte di alcune cantine cosentine, di superbi rossi che, a dispetto del celebre “chiarello di Cirella” hanno guadagnato, in questa sede,  un meritato approfondimento.

paeseIl primo gioiello enoico calabrese che ho avuto il privilegio di degustare è stato il rosso DOC terre di Cosenza di“Tenute Paese”. È un’azienda che vede la luce nel lontano 1800 per opera di Francesco Paese, prospero agricoltore ed allevatore, il quale tracciò i solchi di una antica tradizione familiare affidata, oggi, al fervore delle più giovani generazioni.
A partire dallo scorso millennio, le energie dei Paese si sono convogliate tutte nella coltivazione dei loro 15 ettari di vigneto, a 200 metri sul livello del mare, disposti nell’ampio polmone silano di Donnici Inferiore.
Per la prima volta in mostra a “Calici sotto le stelle”, tra i vini di questa azienda agricola, degno di menzione è il “Guzzolini rosso” Terre di Cosenza DOC, prodotto con uve al 100% Magliocco.   Questo vino spicca per la sua espressione fitta e potente, per la sua ricchezza estrattiva che si apre a diverse fragranze e a suadenti sentori di frutti rossi. Custodisce, infatti, il suo succo una delicata concentrazione di fragola, che svela all’olfatto assieme a soffi di amarena ed accennate note speziate. La fermentazione in acciaio a temperatura controllata, unitamente  alla pressatura soffice conferiscono al vino una tannicità sapientemente fiocata e una moderata freschezza che lo rendono un vino di buon equilibrio.
Il “Guzzolini rosso” può essere abbinato ai tradizionali sughi di carne, all’agnello arrosto alla calabrese ed a formaggi tipici maturi.
Spostandoci più a nord nella regione, giungiamo nella “antica zona delle vigne” così denominata in passato, per la vocazione naturale del territorio.

dolcedormeTra i 123 ettari coltivati a vigneto, troviamo le “Tenute Ferrocinto”. Di questa azienda, conosciuta per il suo rosato “dolcedorme”, un’ innovativo prodotto ottenuto dalla vinificazione in bianco di uve aglianico, tra l’altro citato dal Gambero Rosso della guida “Berebene 2014” è, tuttavia, doveroso richiamare i rossi.
Racchiusa in una fortezza risalente al 1847, ai piedi del massiccio del Pollino, l’azienda interpreta la selezione dei vini prodotti dalla Coop. Cantine Campoverde di cui,  dal 2002, l’impegno tra i filari dei quattro soci, è riuscito ad esprimere il top della linea.
Con questo spirito è nato il Magliocco dolce DOC Pollino e il superbo Serra delle Ciavole.
Il primo vino, ottenuto dal vitigno più rappresentativo della provincia di Cosenza, affina sei mesi in barrique di rovere francese con tostatura leggera, acquisendo un corredo aromatico complesso ma al tempo stesso delicato.
Il secondo gioiello enoico dell’azienda, è una selezione di aglianico coltivato in purezza, i cui caratteri varietali riescono egregiamente a manifestarsi nel suo nettare. Quest’ultimo è proposto in serie limitata e si distingue per il lungo affinamento a cui è sottoposto, di cui 12 mesi in botti di rovere francese e sei mesi in bottiglia. Offre alla vista un rosso rubino con rifletti violacei, e regala all’olfatto suadenti effluvi di frutti rossi maturi e spezie. Al palato, il vellutato contatto ne conferma la ricca espressione aromatica e la maturità compiuta.

Ma primo tra tutti è il “Tuticus” di “Cantine Montebalti”: risultato di esclusiva trasformazione enologica, un blend di Gaglioppo e Magliocco dolce coltivati in purezza.
In quel di Altomonte, ai piedi dei monti di Orsomarso, prosperano i vigneti Montebalti perennemente baciati dal sole. La filosofia di questa azienda si esprime nella cura zelante e scrupolosa del loro vino, considerato “sostanza delicata e in continua evoluzione”, che merita le più attente premure in tutte le sue fasi formative.
Quello proposto, in particolare, è un vino provenente dalla vendemmia 2009 con affinamento in barrique per almeno un anno. Il suo estratto, di un intenso rosso rubino con rilessi più scuri, mostra una decisa carica polifenolica. A bicchiere fermo sale al naso una delicata vaniglia balsamica ed una nitida viola poi, via via, in una armoniosa successione, una polposa amarena tornita di speziate dolcezze. Alla beva ritorna l’amarena che si arricchisce di lampone e qualche nota di pepe. Il complesso è reso più intenso e penetrante dal robusto calore e dalla fitta densità del suo succo che rimane morbido, leggermente fresco con adeguata presenza di tannini rivestiti. Il “Tuticus” costituisce un appropriato accompagnamento per formaggi tipici stagionati e carni cotte alla brace.