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TERRA DEI FUOCHI: le prime analisi salvano il Falerno

Riprendo il discorso relativo ad una spinosa quanto complessa questione, di cui già trattai nel giugno ultimo scorso, in merito all’approssimazione giornalistica circa il livello di allarme ambientale nella “terra dei fuochi”. (per chi volesse leggere il pregresso contributo Terra dei fuochi: l’inquinamento dell’informazione”)
Allora come adesso, negare l’evidenza di una catastrofe ecologica di significativa entità, non avrebbe molto senso, anche alla luce delle informazioni che sono state divulgate attraverso i mass media. Tuttavia confermo la mia idea seconda cui, coniare l’assioma “mangi in Campania e poi muori”, è una forzatura della disinformazione e rischia, come in parte è accaduto, di cagionare danni ad onesti produttori di salubri terre, maggiori di quanto non abbia fatto l’apporto dei “clan camorristici”.
Nel precedente contributo sulla “terra dei fuochi” volli concentrare l’approfondimento sul territorio del casertano a me caro.
Il risultato delle indagini ambientali dirette dal  Ministero delle Politiche agricole e forestali, dell’11 marzo 2014, identificò 23 i comuni nella Provincia di Caserta, che necessitavano di approfondimenti.
Dopo dieci mesi dalla mappatura del Ministero, sono noti i primi risultati delle analisi condotte dal gruppo interministeriale su terreni della “terra dei fuochi”.
Già ebbi occasione di anticipare che, nella relazione ministeriale, erano state previste cinque classi di rischio che vanno dalla presenza di meri rifiuti superficiali sparsi (classe 1) sino a terreni caratterizzati da abbandono di attività agricola e conseguente attività antropica sospetta (classe 5).
Per i comuni in provincia di Caserta, i risultati delle analisi dei terreni ci raccontano una maggioranza di classe 1 di rischio ambientale, ovvero idonei e buoni alle coltivazioni alimentari, fatta eccezione per il solo Comune di Succivo e Villa Literno.
Nel primo comune citato, il 20% dei campioni prelevati risulta inquinato mentre a Villa Literno solo 3 terreni di cui uno di questi, registra dati allarmanti.
Se questi sono i primi dati, in attesa di tranquillizzanti conferme, consiglio nuovamente di riflettere sull’importanza delle nostre terre, generatrici di prodotti unici ed irripetibili, a quanto pare, ancora genuini.