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Côte de Nuits, le fabuleux voyage du pinot noir

1° tappa: Marsannay la Côte

Quando si parla del vino francese, il pensiero di esperti e neofiti corre subito  al dipartimento della Marna dove si produce la popolare bollicina metodo Champenoise.
C’è da osservare, tuttavia, che a meno di trecento chilometri più a sud, è ubicata una delle zone di maggiore pregio quanto a qualità dei vini prodotti: la Borgogna.In questa striscia di terra francese, la viticoltura ha avuto grande impulso sin dall’epoca romana, portata avanti poi dagli ordini monastici che, con devozione, si dedicarono alla coltivazione dei clos (il termine sta ad indicare proprio il recinto o la murata in cui era protetto il vigneto dai furti).
L’immenso ed immortale lavoro dei monaci benedettini, consentì, la classificazione del territorio allo scopo di distinguere le diverse zone di produzione del vino, sino a selezionarne al loro interno i climats – particelle caratterizzate da peculiari caratteri pedoclimatici in grado di generare vini dalla personalità esclusiva.
Dobbiamo a questi monaci, infatti, il più recente concetto di terroir a cui anticamente si faceva riferimento quando si parlava di finage.
Ma se prima della rivoluzione francese, la proprietà dei vigneti apparteneva solo alla nobiltà ed al clero e le connesse attività di vitivinicoltura erano appannaggio di questi, in epoca successiva, nel corso del 1800, venne consentita l’assegnazione di singoli appezzamenti, anche al popolo in clos.
Così, quando la possibilità di coltivare terre ed impiantare vigneti non fu più solo prerogativa del ceto nobiliare, il vino borgognone iniziò anche ad essere commercializzato ed esportato oltre confine.
Immagine4La tragedia fu che, proprio quanto gli scambi commerciali videro il loro massimo incremento, il flagello fillosserico si abbatté sulla Francia devastando tutti i vigneti.
Fu il successivo innesto di piante francesi su portainnesti di vite americana che, progressivamente permise di riprendere il lavoro interrotto.
In confronto ai vigneti di Bordeaux, la Borgogna si caratterizza da aziende vitivinicole di piccole dimensioni che, generalmente, non superano i cinque ettari.
Quanto alla loro classificazione, i vini di Borgogna possono essere distinti in: vini di base detto “regionale” (identificato sull’etichetta con il solo nome della regione Bourgogne), di qualità superiore come il Village (“paese”, il vino prendendo il nome dal comune dove viene prodotto), mentre le categorie più pregiate sono i Premiers crus (“primo vigneto”, prende il nome delle’appezzamento dove viene prodotto) e, soprattutto, i Grands crus (“grandi vigneti”, prodotti negli appezzamenti migliori di un comune).

Il percorso sensoriale che vi propongo, prende avvio dalla zona più settentrionale della Côte de Nuits in un mosaico di vigneti poco più esteso di 20 chilometri, in cui poter apprezzare la miriade di sfumature che il  pinot noir esprime in base alla composizione dei terreni, alla loro profondità, alla complessità dei suoli, età del vigneto, microclima ed altro ancora.

20511_Vue-de-Marsannay-depuis-dessus-cabotteMarsannay la Côte Domaine Olivier Guyot

Il nostro itinerario alla scoperta del pinot noir, ha come prima tappa il finage più a nord della Côte de Nuits, vera e propria porta di ingresso della spettacolare strada dei vini della Borgogna.
E qui, a ridosso di Digione, non potevamo che avviare il cammino da Marsannay, piccola comunità vitivinicola in cui per il 68% sono prodotti vini rossi, quasi esclusivamente nella categoria village.
Marsannay si è storicamente distinta per la produzione di vini  a base di gamay, destinati al consumo locale nei vivaci bistrot della città. Le vigne sono collocate su terreni ricchi di minerali ferrosi e calcarei che danno vita a vini muscolosi con tannini piuttosto severi in gioventù.
12421759_10207214612916108_1760988864_nDal 1987 in poi, le nuove generazioni di vignaioli, hanno reimpiantato il pinot noir, allo scopo di affermare una nuova immagine del territorio, conseguendo ottimi risultati.
In questa realtà vitivinicola, opera Olivier Guyot, membro di una delle più antiche famiglie di Marsannay, che dal 1990 conduce in prima persona il domaine dal quale riesce a trarre prodotti di qualità, particolarmente apprezzati dal mercato giapponese.
Dai vigneti bruno calcarei e poco profondi, Guyot produce uno dei pinot noir più solidi, strutturati e tannici del Comune, con una notevole vocazione all’invecchiamento.
Il vino in degustazione è un Marsannay Vielles Vignes del 2013 a base di pinot noir in purezza.

12398939_10207214613036111_2073977114_nRubino brillante dal tono tipicamente scarico e trasparente.
La sua identità di profumi subito spicca, presente e riconoscibile a bicchiere fermo. In un primo momento note erbacee, accompagnate dal penetrante alcol ed idrocarburi. Poi, più lievemente, freschi frutti rossi, croccanti con soffi speziati.
Buona acidità di succo, discreta sapidità, tannini non eccessivi. Alla beva sono ampiamente confermati i profumi, in particolare l’erbaceo che diviene, tuttavia, più sfuggente sul finale.
Tutti gli elementi di durezza son ben compensati dal calore.
Nel complesso un vino dalla personalità semplice, non connotata da grande complessità. 3/6

2° TAPPA Finage de Fixin: Domaine Armelle & Molin
3° TAPPA Gevrey Chambertin: Domaine Tortochot
4° TAPPA Morey St. Denis: Domaine Stephane Magnien
5° TAPPA Nuits Saint Georges :Domaine Chevillon Chezeaux
6° TAPPA:
Nuits Aloxe Corton : Domaine Follin Arbelet

2 thoughts on “Côte de Nuits, le fabuleux voyage du pinot noir

  1. Ciao Costantino!
    Due anni fa sono stata fortunata a visitare la Borgogna durante Les Grands Jours de Bourgogne. Ed è stata una bellissima esperienza. Ho letto il tuo articolo con grande piacere. Hai ragione, le passioni vanno condivisi con gli altri.

  2. Che meraviglia! finalmente ho trovato modo di leggere con cura questi aritcoli, con una mappa vicino e tanta ammirazione per il tuo stile elegante e trascinante. Attraverso queste 4 tappe mi hai fatto venire voglia di volare quanto prima in Borgogna…dobbiamo assolutamente andare!!!!!

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