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Due rossi marchigiani a confronto: Lacrima di Morro d’Alba e rosso Conero

L’introduzione della vite domestica nelle Marche, è avvenuta sia attraverso l’Adriatico, ad opera delle popolazioni baltiche e greche, sia dal Nord mediante il contatto con gli Etruschi.
In questo senso le Marche rappresentano un territorio in cui, le due principali culture vinicole, quella ellenica e quella etrusca, hanno trovato armonica fusione.

Successivamente i Romani seppero valorizzare le ricchezze enologiche che le Marche offrivano, tuttavia, le invasioni barbariche, dopo la caduta dell’Impero, comportarono una progressiva affermazione di civiltà nomadi, poco attente alla conservazione di alcuni aspetti del patrimonio culturale locale.
strada-del-rosso-coneroLa viticoltura ha sempre presupposto una cultura stanziale e sedentaria per consentire di poter seguire l’andamento delle colture, e la pratica tempestiva di tutte quegli interventi che la vite, richiede.
Solo i Longobardi, tra gli invasori barbari della nostra penisola, si distinsero per aver intuìto l’importanza di riprendere e sfruttare le principali attività indigene di coltivazione delle vite e dell’olivo, favorendo una vera e propria rinascita agraria nella regione a partire dal 600 c.d..
Nel periodo medievale, dobbiamo ai Benedettini la conservazione di alcune norme dettate a tutela delle vigne e della loro coltivazione.

Mi sembrava, dunque, opportuno compiere una breve digressione storica che potesse meglio introdurre all’annunciato confronto, tra due espressioni di rosso delle Marche, per puntualizzare che la provincia anconetana, fulcro enografico della regione, non è solo sede naturale del Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma è anche importante terra di rossi.
Protagonista del nostro approfondimento è, innanzitutto, il Lacrima di Morro d’Alba che dà origine all’omonima denominazione.
Questo vino ha una storia antichissima la cui prima citazione storica risale al 1167 in occasione dell’assedio di Ancona, quando Federico Barbarossa riparò a Morro d’Alba. Gli abitanti furono costretti ad offrire all’imperatore le cose più buone e prelibate del luogo, tra cui il famoso succo d’uva di Morro d’Alba.
Il Lacrima di Morro d’Alba ha una base ampelografia di almeno 85% di Lacrima, un vitigno oggi coltivato, solo nel comune di Morro D’alba e in alcuni comuni vesuviani della Campania.
Il nome “lacrima” deriverebbe dal fatto che la buccia dell’uva quando arriva al punto di maturazione, si lacera, lasciando gocciolare il succo contenuto.
Di buona carica estrattiva, svela al naso dolci note fruttate di amarena e prugna matura. Quando è giovane ha essenzialmente profumi vinosi che si arricchiscono di complessità nel tempo. Alla beva intensi aromi speziati di pepe e fiori appassiti.
Quasi tutte le aziende produttrici sottopongono il vino da un affinamento in bottiglia e sono davvero poche quelle che invece utilizzano barriques.
La sua trama tannica, così delicata, lo rende un vino che richiede temperature di servizio più basse rispetto a quelle tradizionalmente indicate per i vini rossi di medio corpo.

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Oltre al Lacrima di Morro d’Alba, dal promontorio del Monte Conero, su vigneti che scivolano direttamente sul mare, troviamo il Montepulciano che manifesta la sua prima consistente presenza, tipica dell’Italia centrale adriatica.
Da un base di almeno 85% di Montepulciano di Abruzzo trae origine il rosso Conero il cui uvaggio è, talvolta, completato da una piccola percentuale di Sangiovese.
Tra i primi ad interessarsi a questo vino, anche in questo caso, furono probabilmente i Benedettini. Potremo, inoltre, citare molti riferimenti di autori classici greci già in epoca precedente.
Il vino si presenta di colore rubino intenso dalle sfumature violacee in età giovane. Al naso è complesso, con note di frutti rossi appassiti frammisti a frutta rossa in confettura, mirtilli, ribes che, via via, lasciano spazio a note di liquirizia.
La accentuata trama tannica che si avverte se consumato entro il primo anno, si trasforma in una piacevole morbidezza con il passare del tempo.

I due vini in degustazione sono entrambi, prodotti dall’azienda Garofoli con sede in Loreto (AN).
Forti di una lunga tradizione vitivinicola, rispettosa delle antiche tradizioni ma, nel contempo, con lo sguardo attento alle nuove tecniche produttive, Gianfranco e Carlo Garofoli  producono i loro vini in circa 50 ettari di vigneto di proprietà, in provincia di Ancona.
La produzione è equamente divisa tra bottiglie destinate al mercato italiano e vini che sono esportati oltreconfine.
Due grandi cantine per la vinificazione in cui le uve a bacca nera sono macerate e trasferite in fermentini termo condizionati con rimontaggi automatizzati. Il successivo affinamento è eseguito in piccoli fusti di rovere francese.


garofoli_kerria_lacrima_di_moro-510x600KERRIA LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC – 2012 GAROFOLI

In degustazione un Lacrima di Morro d’Alba 2012, rientrante nella linea aziendale “famiglia”, è prodotto con Lacrima in purezza, sottoposto a cinque giorni di macerazione sulle bucce.

Rosso rubino intenso con sfumature viola.
Ad una prima olfazione spicca il penetrante sentore erbaceo e vinoso. Gradatamente il profumo evolve in un delicato floreale di rosa e viola.
In bocca, dopo una leggera dolcezza in entrata, ciliegino e mirtillo. I tannini sono quasi impercettibili. Sul finale singolari sentori di frutti rossi, lampone e mora selvatica.
Un vino, nel complesso, morbido. 3/6


rosso-conero-riserva-grosso-agontano-2009-garofoliGROSSO AGONTANO – CONERO RISERVA DOCG 2008
Seconda espressione di rosso  anconetano, con un cuore di un Montepulciano in purezza. Rientrante nella linea “le selezioni”, le uve del “Grosso Agontano” sono sottoposte ad una macerazione di circa 15 giorni e poi avviate a fermentazione.
La Maturazione va da uno a due anni in piccoli fusti di rovere e quasi altrettanti in bottiglia prima di essere posto al consumo.
Una delle più esaltanti interpretazioni di Montepulciano marchigiano.

Rosso rubino intenso e impenetrabile. Il nettare svela al naso il miglior bouquet di ciò che ha guadagnato durante il suo affinamento. Ottima ciliegia selvatica, prugna e piccoli frutti di bosco, trasportati da un intenso tappeto di cuoio, tabacco e liquirizia.
Leggeri profumi eterei.
Bello il suo calore. Il sorso si divide in differenti sensazioni:  soffi di cuoio,  tannini e poi liquirizia e frutti di bosco nel finale di bocca. 5/6