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Elogio all’Aglianico a “Vitigno e Terroir”

L’AIS di Salerno assieme all’associazione “Amici di Villa Calvanese”, hanno riproposto quest’anno l’iniziativa culturale “Vitigno e Terroir” a Lanzara, piccola frazione di Castel San Giorgio (SA) con l’intento di valorizzare ed diffondere la conoscenza dei principali vitigni campani.

Così come nelle pregresse edizioni, anche in occasione di questo settimo anno, non sono mancati momenti dedicati agli approfondimenti tematici ed alle degustazioni guidate.
Tra quelli proposti, di particolare interesse il seminario “Vulcanico Aglianico” allestito nei locali del Palazzo Calvanese.
Nevio Toti, della delegazione AIS di Salerno, ha introdotto il simposio il cui protagonista è stato l’aglianico, analizzato in dettaglio, mettendone in evidenza tutte le diversità a seconda dei territori di produzione, in particolare di quei territori che sono stati interessati da eruzioni vulcaniche il cui materiale lavico ha fortemente influenzato i caratteri del terreno.
Un meritato focus per il più tardivo dei vitigni italiani che, in special modo quello destinato a divenire Taurasi, chiude la vendemmia talvolta anche ai primi di dicembre.
mercurioL’approfondimento dell’antica “vitis ellenica” e del suo possente frutto, ha avuto come guida magistrale, l’enologo Vincenzo Mercurio, presenza ormai consueta della manifestazione che, tra l’altro, ha illustrato alla platea dei partecipanti il suo progetto “Comuni nel vino” sorto del 2013 e promosso allo scopo di unire piccoli produttori di grande passione e qualità che operano in diversi territorio campani, tra i più antichi d’Italia nella produzione di vino.
Il progetto ha, sino ad oggi coinvolto alcuni produttori dell’area dei Campi Taurasini, ma ha l’ambizione di estendersi a tanti altri piccoli artigiani del vino tutti accomunati dai medesimi principi.
Hanno preso parte al seminario anche Rosanna Petrozziello dell’azienda I Favati ed il sommelier Vittorio Guerrazzi al quale è stato affidato il compito di condurre la degustazione dei nove campioni.
Ma dicevamo aglianico a tutto tondo, dal particolare all’universale, in un laboratorio accurato che ha preso avvio dal considerare un piccolo territorio sino ad estendersi pian piano a livello regionale e poi uscendo,  addirittura, dai confini della stessa Campania.
Mercurio ha chiarito come un vino, può spiegarsi e comprendersi solo in relazione al territorio che lo genera, al punto tale che da un medesimo vitigno, coltivato in territori diversi discenderanno vini diversi.
Superfluo aggiungere che a questo assioma deve essere poi associato il quid pluris, il fattore caratterizzante che è rappresentato dagli uomini e le donne, che a modo loro interpretano il vitigno, diventando così attori principali della storia.

Tasting notes


Il primo gruppo d’assaggio ha riguardato proprio gli aglianici delle tre aziende dei “Comuni del Vino”. I vigneti sono ubicati in tre territori d’Irpinia e rispettivamente Castelvetere sul Calore, Montemarano e Paternopoli.

DE GAETA – 2013 Aglianico Irpinia DOC Campi Taurasini
Salvatore e Bruno De Gaeta coltivano i loro vigneti a 450 m slm, lasciandosi sedurre dai profumi e dalla cadenzata mutevolezza della campagna tra le colline irpine. Il vino in degustazione è un aglianico DOC Irpinia Campi Taurasini, le cui viti crescono su suolo argilloso-sabbioso con presenza moderata di calcare. L’affinamento è realizzato in acciaio ed in legno.
Austerità minerale al naso con frutto di discreta pulizia enologica. Leggerissima viola, quasi evanescente e, a metà olfazione, tocchi di frutta rossa in confettura. Alla bocca, il succo possiede una acidità quasi eccessiva. Con piacevoli accenni di pepe nero e tannini delicatissimi. Tendente alla più decisa durezza.

RARO – 2013 Aglianico Irpinia DOC Campi Taurasini
Dalle iniziali dei due nomi Raffaele e Roberto, due amici hanno dato vita all’azienda che fosse testimonianza del loro trentennale legame d’affetto. Un vero e proprio vino di montagna i cui vigneti sono collocati a 650 – 700 m. slm in una posizione limite per la produzione dell’aglianico.
Questo vino proviene da viti impiantate in terreni argilloso-calcarei. Anche questo un aglianico DOC Irpinia Campi Taurasini che affina solo in acciaio.
Vino dalla mineralità vigorosa. Il succo è d’una freschezza meno aggressiva del precedente.  Alla beva piacevole frutta cotta.

STEFANIA BARBOT – ION 2013 Aglianico Irpinia DOC Campi Taurasini
Stefania Barbot unitamente al marito Erminio Spiezia, fuggono dalla frenetica vita metropolitana per realizzare il loro sogno: produrre un gran vino. La superficie in cui sono ubicati i vigneti è molto più pianeggiante rispetto ai comuni precedenti, con suoli ricchi di argilla e calcare.
Il vino in degustazione, come quelli precedenti è un sottozona Campi Taurasini e riceve ben 12 mesi di affinamento in acciaio.
Minerale al naso ma, questa volta, con maggiore morbidezza di succo rispetto ai precedenti.


Secondo gruppo di aglianici, vini più elaborati e complessi anche in relazione all’affinamento in cantina. Due differenti espressioni di Taurasi ed un Aglianico del Taburno, dove, anche qui, gioca molto il fattore terroir, a caratterizzare le differenti espressioni di un medesimo vitigno.
I vini in degustazione perdono la preponderante note minerale ed il succo si ammorbidisce acquistando i delicati sentori floreali tipici e caratterizzanti.

DERASMO Nifo Sarrapocchiello – Aglianico del Taburno DOCG Riserva 2010
Dall’Irpinia ci spostiamo nel Sannio. Siamo precisamente nel comune di Ponte, nell’alto Beneventano dove ha sede questa azienda diretta dal giovane proprietario Lorenzo, vignaiolo per passione ed eredità culturale.
In degustazione un aglianico del Taburno in versione riserva, con affinamento di tre anni di cui un anno circa in acciaio, circa un anno e mezzo in legno e poi in bottiglia.
Aglianico ben riconoscibile in questo vino dal fantastico floreale di viola accesa. Dopo un ingresso dolce, il floreale si ripropone al palato. Caldo, morbido, con una prugna matura, lenta nel suo svanire.

OPERA MIA Tenuta Cavalier Pepe – Taurasi DOCG 2010
Una delle interpretazioni del Taurasi da parte di Milena Pepe che, dopo l’annata 2009 ha sapientemente corretto il tiro, sottraendo legno all’aglianico del 2010.
Leggerezza di succo e tannino robusto per Milena Pepe. Un vino piacevolmente minerale di poco sovrastante tutto il resto. Piccoli frutti rossi sul finale che divengono più nitidi.

TERZO TRATTO I Favati – Taurasi DOCG 2008
Seconda interpretazione di Taurasi al femminile, questa volta di  Rosanna Petrozziello che unitamente al marito ed al cognato, portano avanti con orgoglio e prestigio l’azienda familiare.
In degustazione il Taurasi “Terzo Tratto”, vinificato in acciaio ed affinato in botti per circa 3 anni.
Sette anni ed ancora così giovane al naso, con una piacevolissima viola profumata. Al palato è fresco con giusta dose di legno. Piena coerenza gusto-olfattiva il cui aroma si arricchisce, quando al delicato floreale si aggiungono frutti rossi, dolci speziature e lunghissimo finale.


Terzo atto. Un salto fuori regione per apprezzare la esclusiva personalità di due vigorose espressioni del Vulture ed un ritorno in Campania, per contrapporvi la tipicità di un aglianico del Vesuvio.
Biotipi di aglianico diversi rispetto a quello irpino.

REPERTORIO – Aglianico del Vulture 2013 Cantine del Notaio
Una delle quattro declinazioni di aglianico proposte dall’azienda, con maturazione in tonneaux di rovere francese per 12 mesi prima dell’imbottigliamento.
Il suolo di coltivazione dell’aglianico è costituito da conglomerato e tufo arenario, con significativa quantità di argilla. Il tufo vulcanico, inoltre, ha la proprietà di consentire una importante riserva idrica durante i mesi estivi più siccitosi.
Poco netto al naso ed apparentemente più semplice da definire alla beva. Vinoso, con un dolce floreale e buona dose di legno. Il corpo non è possente ma sufficientemente avvolgente. Al palato prugna matura e un finale leggermente amarostico.

PIAN DEL MORO  Musto Carmelitano – aglianico del vulture 2009
Ancora una volta, la mano di una donna che ingentilisce un vino dall’apparenza rude e maschile. Pian del Moro è una delle sette interpretazioni di aglianico di Elisabetta Musto Carmelitano.
Le uve di questo vino derivano dalle più antiche vigne aziendali il cui vino prodotto riceve due anni di affinamento, rispettivamente in acciaio e in tonneaux di rovere francese. Riposa poi ulteriori 12 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Ritorna il tipico accento minerale che dovrebbe essere maggiormente mitigato, temperato. Profumo lievemente sintetico che compre il resto dei profumi in sottofondo. Corpo più sostenuto rispetto al campione precedente. Alla beva tocchi speziati di pepe. È un vino dal quale traspare un pizzico di sofferenza evolutiva.

 DON PAOLO Sorrentino Aglianico Pompeiano IGT 2011
Nel cuore del golfo di Napoli, antica terra in cui furono impiantati, per primi, gli antichi vitigni ellenici, l’azienda Sorrentino produce vino vesuviano con uno sguardo sempre fermo alle antiche tradizioni ed uno diretto all’innovazione del futuro.
Le viti, impiantate in territorio lavico come quello del Vesuvio, beneficiano dell’elevato apporto di potassio che rende ogni frutto più zuccherino.
Libero da ogni eccesso minerale, questo aglianico offre un  piacevole ingresso dolce alla beva. In tutti i vini di Benny Sorrentino i profumi sono delicatissimi e soavi, quasi evanescenti. Gustosa ciliegia rossa sotto spirito e prugna secca nel finale di bocca.