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L’arte dei pizzaiuoli napoletani come patrimonio dell’Umanità

La pizza non è più soltanto un goloso piatto della tradizione napoletana ma è un’arte, frutto di antichi saperi tramandati nel tempo che, nel prossimo futuro, rappresenterà l’Italia nel mondo intero.Lo scorso 4 marzo, infatti, è stato ottenuto il via libera da parte della commissione nazionale per la presentazione della candidatura a Parigi della “pizza napoletana” per l’iscrizione nelle liste del patrimonio intangibile UNESCO, cosicché  “l’arte dei pizzaiuoli napoletani” diverrà espressione di un patrimonio culturale enogastronomico mondiale.Già da sei anni, la pizza gode di una speciale tutela da parte della Comunità Europea, in quanto specialità tradizionale, ma adesso si appresta ad elevarsi ad aspetto del patrimonio immateriale di tutta l’umanità.
Dal 2008 in poi, l’UNESCO ha iniziato ad interessarsi alla gastronomia ed alle tecniche tradizionali di preparazione dei cibi, attribuendo ad essi un particolare valore culturale.
Nel 2010, infatti è stato iscritto nella lista dell’ Intangible Culturale Heritage il pasto gastronomico francese a cui sono seguiti nel 2013 le culture alimentari della tradizione giapponese, il caffè turco e la dieta mediterranea. In ultimo, nel 2015 ha attenuto riconoscimento come patrimonio dell’umanità anche il Caffè arabo.
Ed adesso è giunto il momento per valutare anche l’iscrizione della pizza napoletana.
Cotta in forno a legna, fritta, ripiena, a portafoglio, mignon: oggi tutti conoscono la pizza e l’adorano.
È stata data prova, in questo modo, di quanto valga la regola aurea della comunicazione del marketing secondo cui “se fai bene qualcosa ma non lo fai sapere agli altri è come se non l’avessi fatto”. E così, nel momento in cui ci si è accorti del valore della pizza, il mondo intero l’ha apprezzata, replicata ed imitata.
Conoscere e saper riconoscere bene gli ingredienti occorrenti per la preparazione della pizza, inoltre, è il miglior sistema per combattere il c.d. “italian sounding” ormai diffuso a livello globale.
La contraffazione del cibo italiano, danneggia la nostra economia interna, non tanto perché mette in discussione la qualità del made in Italy, ma perché induce in errore il consumatore poco informato su ciò che è effettivamente italiano e ciò che invece è “tarocco”.
Veramente difficile, per un mangiatore di pizza come me, ammettere la possibilità di confondere la gustosa margherita, ad esempio, con la pizza american style, e se solo vogliamo considerare che gli occhi ci anticipano il gusto, è già  proprio a guardarle che notiamo le differenze.
Diffondere la conoscenza del nostro patrimonio culturale enogastronomico, la ricchezza e la peculiarità degli alimenti, dunque, è la chiave per tutelare tutti i nostri prodotti.