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Il versante rosso del Médoc

prima parte

Il dipartimento della Gironda è quell’estensione di terra nel versante sud occidentale della Francia in cui viene da sempre prodotto il vino più conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Città di riferimento per l’enologia mondiale è, infatti, Bordeaux dove possiamo trovare la più antica facoltà di enologia in cui la ricerca e lo studio delle tecniche di produzione di vini di qualità prosegue a tutt’oggi. Tra l’altro, c’è da dire che il riconoscimento del valore e della coerenza patrimoniale della città e l’unità della sua espressione urbanistica e architettonica ne hanno consentito, nel 2007 l’iscrizione tra i siti Unesco.
Dei vini prodotti a Bordeaux i rossi, sono i più popolari e già nell’antichità erano conosciuti in molte parti d’Europa. Non mancano tuttavia superbe espressioni di bianchi, prodotti soprattutto nella zona delle Graves e del Sauternes.
Il successo dei vini Francesi non è tanto dovuto alle particolarità geo-climatiche dei suoi terreni, quanto all’esistenza di una vera e propria cultura del vino, arcaica e da sempre avvertita, in cui la qualità delle produzioni è sempre stata contrassegnata dalla costanza.
Il segreto di quest’affermazione, dunque, risiede nei migliori trattamenti in vigna, nelle riduzioni delle rese per ettaro, nelle prime tecniche di affinamento in legno di rovere, nell’attenzione massima alla pulizia dell’intero iter produttivo, e in altro ancora.
Ma soprattutto nell’aver saputo riconoscere le zone vocate alla coltura di determinati vitigni ed nell’aver continuato a coltivare solo quelli.
Certamente anche il microclima gioca un ruolo importante per i vini di Bordeaux.
Grazie alla vicinanza dell’Atlantico, infatti, i vigneti beneficiano di un clima marittimo, con inverni miti ed estati abbastanza fresche, mentre la pineta posta lungo il mare a Nord-Est, protegge la zona dai venti freddi provenienti dall’oceano nei mesi invernali.
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La Francia è stata anche una delle prime nazioni a regolamentare la produzione di vino attraverso procedimenti di catalogazione dei terreni.
Nel 1855, per espressa richiesta di Napoleone III (nipote di Napoleone Bonaparte), si procedette ad un raggruppamento dei migliori vini di Bordeaux in funzione della reputazione degli châteaux e del loro costo di produzione, che all’epoca era direttamente proporzionale alla qualità. I vini furono classificati in ordine di importanza dal primo al quinto cru.
Il termine cru è ancora oggi utilizzato per identificare un preciso vigneto e una precisa azienda proprietaria del vigneto.
Questa classificazione del Medoc è rimasta pressoché immutata da allora, sebbene le varie aziende vitivinicole, châteaux, si sono estese ed anche i terreni coltivati hanno subito significativi cambiamenti, per cui molti esperti enologi la ritengono ormai superata.
Quando si parla di bordeaux si parla di un taglio classico di vino prodotto da diversi vitigni; una delle più grandi intuizioni che i francesi abbiano mai avuto di vinificare separatamente i vini e solo dopo tagliarli assieme.
Le uve sono vinificate ed affinate in botti separatamente e assemblate al momento dell’imbottigliamento in percentuali che variano ogni anno per esplicita scelta del produttore ed anche in base all’andamento dell’annata. Per ciascun millesimo, dunque, sarà maggiore il quantitativo in uvaggio del vitigno che ha dato migliori risultati.
Il taglio classico Bordolese prevede una base del 60-65% di Cabernet Sauvignon, 25 – 30 % Merlot e un 15% di Cabernet Franc.
Maggiore è la percentuale di Cabernet Sauvignon più il vino sarà potente, tannico e colorato; occorrerà, quindi, maggiore tempo d’affinamento prima di raggiungere il giusto equilibrio gustativo.
La percentuale di Merlot conferisce ai vini maggiore morbidezza, eleganza e una maggiore gradevolezza nell’assaggio in fase precoce, ma allo stesso tempo ha un ottimo potenziale d’invecchiamento.
Il Cabernet Franc ha molto in comune con il Cabernet Sauvignon, possiede un corredo aromatico di frutta nera molto più attenuato ed una nota vegetale di peperone verde.
Tra i distretti bordolesi, il Medòc è, sicuramente, il più famoso.
L’areale interessa un notevole numero di piccoli paesi che si caratterizzano per un’ampelografia diversa gli uni dagli altri, tanto che in pochi chilometri si passa dalla foresta di pini alle paludi o dai terreni bonificati agli argini della Gironda.
I terreni su cui sono piantate le viti, premiano il Cabernet Sauvignon e si caratterizzano per le loro componenti ciottolose, che rendono il suolo permeabile, drenante ma anche più arido. Il Cabernet, infatti, è in grado di produrre i suoi migliori risultati in condizioni di sofferenza idrica.
Il nostro approfondimento prenderà proprio le mosse da tre châteaux situati del Medòc e, segnatamente nei comuni di Saint Estephe, Pauillac e Moulis


CHATEAU De Pez Saint Estephe 2012 – rientrante nel raggruppamento di alcuni chateau del Medoc, indicativo di vini di qualità seppur non ricompresi in alcun cru classè. Si tratta, infatti, di châteaux iscritti nel cru Buorgeois risalente al 1932, non ufficiale e non prevista dalla classica penta ripartizione del 1855.
6.-chateau-de-pez-saint-estepheSiamo a Saint Estephe, un comune, collocato sulla riva sinistra del grande estuario della Gironda a nord di Pauillac, dove ha sede uno dei castelli più antichi del Medoc considerato un vero e proprio monumento pubblico, contornato da verdi colline e vigneti.
Oggi la proprietà è del noto produttore di champagne Louis Roederer.
Come già anticipato, il vino prodotto allo Château, è un cru Bourgeois, reputato di costante buona qualità e di costo non elevato. Alcuni esperti ritengono che debba meritare una superiore classificazione.
L’intera proprietà consta di 30 ettari vitati principalmente a Merlot e Cabernet Sauvignon. Il particolare pregio dei vini di Saint Estephe è conferito dalla geolocalizzazione dei vigneti che beneficiano di un clima atlantico e dagli aspetti microclimatici favoriti delle correnti marine e dalla particolare natura del terreno ghiaioso e drenante.
A fine dicembre, è completato il processo di vinificazione con raccolta manuale dell’uva ed ha inizio la fase dell’elevage in legno di primo e secondo passaggio in diverse percentuali  per circa 18 mesi. L’attento lavoro di cantina rende un  risultato finale di grande complessità che, a giusta ragione, permette di annoverare  Château de Pez tra i cru di maggiore pregio del Médoc.
12575839_10207381477527619_1454571625_nIl taglio bordolese classico di Merlot al 48% e Cabernet Sauvignon al 47%, è arricchito in questo millesimo, da piccole percentuali di altri vitigni a bacca nera, quali il Cabernet Franc e il Petit Verdot.

Profondo rubino con riflessi granato. Appena avvicino il naso al bicchiere il frutto rosso maturo di raggiunge immediato, contornato da un piacevole erbaceo, speziato, avvolgente.
Lo bevo e la sua annunciata vivacità di tinta mi regala una freschezza accesa. Gli aromi mi ricordano quanto ci sia di merlot in questo vino. Il frutto è prevalente ed accompagnato da un delicato tocco balsamico, morbido.
I tannini sono equilibrati, contenuti ma presenti.  4/6


CHATEAU Chasse Spleen 2010 – Scendiamo più a sud, verso il punto in cui la Garonne si separa dalla Dordogne dove troviamo lo château Chasse Spleen situato nel comune di Moulis en Medoc, a soli nove chilometri da Margaux.
Anch’esso rientrante in una dei sei crus exceptionnels Bourgeois. Questo vino, dal nome evocativo, ha la proprietà di “scacciare la malinconia”.
Risultato della frammentazione di un’originaria grande proprietà, lo château Chasse Spleen consta di ottanta ettari vitati per il 73% a  Cabernet Sauvignon.

12575848_10207381477927629_137513742_nL’annata in degustazione segue l’eccellente millesimo 2009, ma è tuttavia ricordato, per l’elevata qualità della produzione.
Blend a base di vendemmia tardiva di Cabernet Sauvignon 55% e Merlot 40%, con piccola percentuale del 5% di Petit verdot. Il vino riceve affinamento per circa 15 mesi, in botti di rovere nuove.

Rosso granato carico. Fragola e lampone in quantità, piccole soffi erbacei e legno in sottofondo. Alla beva è fresco ed i tannini hanno grana fine. Il sorso è piacevole, pieno di liquirizia, vaniglia e legno. Il finale è lungo.
Durezza sovrana ben ammorbidita dal Merlot. 4/6


CHATEAU Pichon Longueville 2007 – Second cru classè della classificazione del Medoc del 1855. Nove anni e non li dimostra.
france-11052webSiamo a Pauillac, sulla riva dell’estuario della Gironda, di fronte all’isola Patiras.
Château antichissimo, risalente al 1680 passato, di mano in mano, nella disponibilità di diversi proprietari nel corso dei secoli.
In particolare, con le baronesse Pichon Longueville dal 1700 in poi, i vini dello château acquistarono caratteri distintivi di sensualità ed eleganza prettamente femminili, che si riscontrano ancora oggi.
Furono queste donne, infatti, a prendersi cura dei vigneti sino alla Rivoluzione Francese.
Nella metà del 1800, l’intera tenuta fu divisa dall’allora proprietario  il Barone Joseph Pichon Longueville tra i suoi cinque figli: una parte assegnata ai figli maschi, che ribattezzarono l’azienda Château Pichon Longueville, mentre le figlie femmine ereditarono il resto scegliendo il nome Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande.
Oggi i vini prodotti sono lo Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande ed il Réserve de la Comtesse.
I vigneti rientranti nella proprietà dello Château Pichon Longueville sono impiantati su terreni ricchi di ghiaia, e vi si produce per la gran parte Cabernet Sauvignon, buona percentuale di Merlot e sono presenti anche altri minori vitigni a bacca nera.
12575785_10207381478447642_1151137614_nQuesto in degustazione è uno Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande, ricavato, in quest’annata, da un uvaggio di 58% Cabernet Sauvignon, 36% Merlot, 4 % Petit Verdot, 2% Cabernet Franc.
La vinificazione è effettuata a temperatura controllata in vasche di acciaio inox di varie dimensioni. Poi il vino di Pichon Lalande viene affinato per il 50% in botti nuove di rovere francese per circa 18 mesi.

Succo rubino con riflessi granato. Note di inchiostro immediate al naso accompagnate da un delicato balsamico. Pomodoro e peperoni. Fresco, il balsamico si impone anche alla beva, accompagnato da note dolci di frutti rossi maturi.
I tannini rifiniti e delicatissimi 4/6

di Costantino d’Aulisio Garigliota