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La dolce bevanda che fece gioire il Ciclope a bere!

La presenza della vite sulle laviche pendici dell’Etna è un’antica realtà che si perde nella notte dei tempi. Omero ne fa riferimento nell’Odissea a proposito dell’incontro tra l’Eroe acheo con il ciclope Polifemo.
Ancora oggi, ritroviamo nella città di Acicastello l’antico isolotto dei ciclopi, per cui, ci piacerebbe pensare che, il vino fatto bere a Polifemo da parte degli itacesi ingannatori, fosse proprio prodotto nel meraviglioso territorio etneo.
Tuttavia questo assunto sarebbe smentito nello stesso poema omerico, in cui è ben precisato che i ciclopi “non coltivavano la terra, non costruivano navi e non avevano città né leggi“.
Dunque, non può dubitarsi che il nero vino offerto da Odisseo al gigante monoculo, allo scopo di realizzare il suo ardito piano di fuga, fosse proprio vino ellenico (Su, bevi il vino, Ciclope, dopo aver mangiato la carne umana, perché tu sappia che bevanda è questa che la nostra nave serbava).
Quando si parla della viticoltura dell’Etna si fa riferimento, nella sostanza ad un ”mondo oltre la Sicilia” perché mostra caratteri e peculiarità affini a quelli di territori ben più settentrionali.
Vitigno protagonista di questi luoghi è il Nerello Mascalese che solo nel corso degli anni novanta è riuscito a scalzare la sovranità del Nero d’Avola nell’isola.
Coltivato tra lapilli e ceneri su fertilissimi terreni, ad una altitudine che oscilla tra i 400 e gli 800 metri s.l.m., questo vitigno dà vita al c.d. “pinot nero italiano” per le particolarissime analogie organolettiche possedute, con il vino principe di Bourgogne, in particolare la sua carenza polifenolica di antocianine, che conferisce una tonalità di rosso rubino scarico e trasparente.
Il Nerello Mascalese costituisce, tra l’altro, la maggiore base per la produzione della DOC Etna nella tipologia rosso, alla quale può concorrere un massimo di 20% di Nerello Cappuccio.
All’esame olfattivo, invece, ciò che colpisce è, evidentemente una spiccata mineralità vulcanica dovuta al peculiare territorio di coltivazione alla quale sono associate forti note di frutta rossa, ciliegia, lampone e fragola.
Dal Nerello si ricava un nettare con spiccata acidità, al punto da essere, sovente, utilizzato per la produzione di spumanti blanc de noir.

TASTING NOTES


eliEtna Rosso DOC 2013 – LE VIGNE DI ELI
Marco De Grazia, sin dall’inizio ha identificato i suoi primi piccoli vigneti con la figlia Elena e li ha visti crescere con amore. Coerentemente con questa originaria ispirazione, è scaturita la gradevole scelta di etichettare ciascuna bottiglia con immagini tratte dai disegni della piccola Elena.
Il vino in degustazione è ricavato da vigneti impiantati del 1950, con un uvaggio di Nerello Mascalese al 98% e con un solo 2% di Nerello Cappuccio.
Rubino scarico ma con una singolare vivacità di tinta. Ricorda molto il pinot nero all’olfatto con una gustosa nota speziata e piccoli frutti rossi.
Modica acidità di succo, leggerissima sapidità. Perde un po’ nel finale.
È un vino francamente più presente al naso che alla beva. 3/6



TascanSicilia09_gr2Nerello Mascalese Sicilia IGT IL TASCANTE 2009 – TASCA D’ALMERITA
Nel medesimo versante nord dell’Etna, sono ubicati i vigneti de “Il Tascante”. Questa storica azienda con circa duecento anno di tradizioni vitivinicole, oggi coltiva circa 600 ettari di vigneto distribuendo il vino nei quattro continenti del mondo. Dei Conti d’Almerita, in degustazione abbiamo un Nerello Mascalese in purezza, prodotto con tradizionale vinificazione in rosso a cui segue un affinamento di 18 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia.
Rubino esile. In questo vino, la nota minerale piacevolmente sovrasta il fuggevole floreale di glicine e i piccoli frutti di bosco.
Dopo ben sei anni è ancora viva la sua freschezza. Alla beva gli aromi, tuttavia, appaiono più deboli. Poco persistente con tannini vellutati.  3/6



CAVANERA ROVO DELLE COTURNIE – Etna Rosso DOC 2013 – FIRRIATOcavanera
La tenuta agricola di Cavanera è incastonata su una serie di splendidi terrazzamenti. Gli antichi vigneti aziendali sono ubicati in terreni vulcanici ricchi di minerali e sostanze nutrienti. Le viti sono tutte coltivate a piede franco.
Di Firriato degustiamo un Etna rosso DOC del 2013. Riceve 12 mesi di affinamento in botti di rovere di Slavonia e 6 in bottiglia prima di essere distribuito al pubblico.
Rosso rubino tenue. Subito dopo la mescita irrompe la grande intensità del bouquet, a testimonianza della lunga maturazione in rovere. Per buona sorte, i profumi del terziario non nascondono un’anima minerale delicata e vanigliata.
Alla beva è deliziosamente speziato con tocchi di liquirizia di singolare lunghezza. Discretamente fresco, balsamico con tramosi tannini. 4/6



aglaeaEtna Rosso DOC – N’ANTICCHIA 2010 – TENUTA DI AGLAEA
Aglaea era la più giovane delle figlie di Giove che assieme alle altre due sorelle Eufrosina e Talia costituivano le tre Grazie. Ella era anche la messaggera dell’amore per cui, oggi, dedicando il nome dell’azienda a questa antica divinità ellenica, Paolo Caciorna intende assumere il ruolo di messaggero dell’Etna, delle sue ricchezze e dei suoi inimitabili frutti.
Questo vino costituisce cru aziendale e riceve un affinamento in barriques per 18 mesi.
Rosso rubino scarico e vivace dal distintivo sentore etero, quasi sintetico, che persiste nel tempo.
Si addolcisce alla beva, lasciando sul finale soffi di frutta rossa matura.Poco fresco con tramosi tannini. 3/6

di Costantino d’Aulisio Garigliota