Visualizzato 1.711 volte

Una realtà produttiva che stravolge il concetto di “cantina sociale”

Ho particolarmente apprezzato, quest’anno, i laboratori di degustazione organizzati nell’ambito del WINE DAY 2016, premiata Kermesse in terra del frusinate che, ogni anno è in grado di raccogliere in fiera, numerose aziende di tutta Italia.Nella giornata riservata agli operatori ed alla stampa specializzata, sono stati allestiti ben due incontri di degustazione di cui, il primo, con l’altoatesina Colterenzio.
Grande realtà aziendale e… cantina sociale!
Una dissonanza solo apparente che, in realtà, è espressione di una visione evoluta e lungimirante, nell’ambito della quale tanti viticoltori, hanno unito le forze, conferendo, ciascuno di essi i prodotti scaturenti da differenti  terroir, in un unico possibile progetto di qualità.
Le parole di Giulio Corti, direttore delle vendite dell’azienda, sembrano illustrare una prospettiva ben lontana dall’Italia e di sapore quasi francese, in cui ogni varietà ha trovato il microclima ideale per sviluppare le sue potenzialità grazie ai differenti terroir e componenti del suolo.
Il termine “cantina sociale” non indica necessariamente vinificazione di massa, dunque, ma può essere anche sinonimo di qualità, in un più ampio progetto di valorizzazione culturale, dove ogni piccola tessera del mosaico gioca un ruolo indispensabile per il compimento dell’opera intera.
Ma cerchiamo di comprendere meglio il perché delle cantine sociali “di qualità” in Alto Adige.
In realtà una delle caratteristiche predominanti della regione è costituita dalla regola del “maso chiuso” così come accade anche in altra realtà montana della Valle D’Aosta.
Si tratta di un vero e proprio antico istituto giuridico, anche definito Geschlossener Hof, con terminologia tedesca, volto a preservare l’indivisibilità della proprietà agricola.
Ciascun podere è costituito da piccoli appezzamenti che venivano tramandati al primo figlio maschio ed al quale era assegnato l’incarico di portare avanti il maso, in modo tale che il terreno non fosse stato diviso tra gli altri figli e nipoti e si fosse così dispersa la ricchezza di famiglia.
La realtà di Colterenzio non si sottrae a questa regola antica; stiamo parlando di 300 soci per 300 ettari di vigna ossia la media di un ettaro di vigna per socio.
Il livello della produzione aziendale è di tutto rispetto, si aggira intorno ai 2 milioni e trecentomila bottiglie all’anno. E se consideriamo che con 300 ettari si potrebbe tranquillamente arrivare intorno ai 3 milioni di bottiglie l’anno, possiamo ben comprendere quale selezione viene fatta per fare qualità, imprimendosi come marchio rappresentativo, appunto, dell’Alto Adige.
A questo proposito Corti ha precisato: “non stiamo parlando, infatti solo di una azienda, ma di un intero territorio, e quando si parla di Alto Adige, per il consumatore medio, ciò deve essere garanzia di qualità.” “Dico questo” aggiunge “perché nel corso degli anni la scelta aziendale è stata fatta partendo proprio da una attenzione capillare per la vigna, base indispensabile per avere una grandissima materia prima, dopodiché in cantina si può solo lavorare questa materia prima cercando di trasformarla e farla evolvere nella maniera migliore”.
Ed è così che, la cantina sociale giunge in ausilio di tanti piccoli coltivatori, nei diversi comuni dove sono collocati i terreni, mettendo a disposizione le risorse tecniche, professionali e soprattutto tecnologiche che consentiranno di sviluppare al massimo la eccezionale materia prima che cresce e vive in questi luoghi.
In Alto Adige, quindi, “cantina sociale” è una regola. Possiamo identificarne almeno 15 e il territorio complessivo oggi conta almeno 10 mila ettari di vigna.

Il territorio. Siamo nella più settentrionale regione italiana costituita da un territorio quasi interamente montuoso, ma anche con una grande fortuna: quella di essere strutturato a forma di conca contornata da montagne di circa 2400 metri.
Tale protezione montagnosa favorisce, durante la stagioni intermedie della primavera e dell’autunno, lo sviluppo di escursioni termiche significative, principali generatrici dei profumi  molto netti, particolari ed eleganti dei vini.
Nel periodo estivo, le alte temperature del mattino, che possono arrivare sino ai 40 gradi, tendono a rinfrescarsi nel pomeriggio con lo spirare di una brezza proveniente dal lago di Garda che da sud verso nord, riduce progressivamente l’umidità che si crea durante il giorno. I venti di caduta dalle montagne, poi completano il quadro durante la notte, giungendo a provocare sbalzi termici di oltre 20 gradi ogni giorno.

Il vino. Relativamente alla produzione vinicola, è significativo come negli ultimi 30 anni, vi sia stata una vera e propria rivoluzione in Alto Adige, in quanto sino ad allora la produzione di vini rossi era decisamente superiore rispetto ai bianchi, in una proporzione del 70% di rossi rispetto a solo un 30% di bianchi.
Oggi, viceversa, è lecito parlare di “Alto Adige in bianco” essendo essa una regione considerata una delle terre di bianchi per eccellenza.
A tale rivoluzione, se n’è aggiunta un’altra che, come anticipavo, avvicina molto la piccola e montuosa regione italiana ai cru francesi. Sto parlando della ricerca dei terreni più vocati alla singola tipologia di vitigno presente nel territorio, che consente di produrre solo quel biotipo di uve e non altre.
Un interessante aspetto commerciale della regione è rappresentato dal fatto che la gran parte del vino che ha origine in Alto Adige è consumato dagli altoatesini. Infatti oltre il 50% è destinato al consumo interno, il 30%  al resto d’Italia e solo il 20% è destinato al mercato estero.
Il dato non stupisce se solo si vuol considerare che l’elevato consumo di vino autoctono in Alto Adige è favorito dalla costante presenza di turisti che amano apprezzare, tra le altre cose, anche questi aspetti enogastronomici del patrimonio culturale regionale.

TASTING NOTES

Vi voglio raccontare alcuni dei bianchi più significativi altoatesini prodotti dall’azienda Colterenzio.

13262504_10208320736968518_91906372_o

Prail 2015 Sauvignon blanc. Il Sauvignon è sempre stato un vino di grande eleganza e quello di Colterenzio mi ha sinceramente appagato.
Le uve accuratamente selezionate, sono raccolte da diverse vigne di 25 o 30 anni. L’intero procedimento di trasformazione è svolto essenzialmente in acciaio, solo una piccola parte fermenta in tini di legno. Dopo sei mesi di maturazione separata sur lie, il vino è riassemblato ed è pronto al consumo. Similmente al suo predecessore, il 2015 è stato un millesimo in cui si è prodotto meno del 20% rispetto ad altre annate.
Un vino molto fruttato che marca essenzialmente tutti gli aspetti tipici del vitigno, soprattutto alcuni dei più distintivi profumi del Sauvignon. Ben riconoscibile al naso, addolcito da un piacevole fruttato bianco, mela annurca. Un sauvignon pulito già all’olfatto, ben fatto e senza eccessi. L’ingresso in bocca è dolcissimo e sapido. Il sorso è pieno e rotondo.

La Foa  Sauvignon blanc 2014. Questo vino nasce da una vigna unica coltivata, ad un ettaro e mezzo a Cabernet Sauvignon, e tre ettari e mezzo a Sauvignon blanc. Tutta l’uva di questa vigna viene utilizzata per produrre i due vini più importanti dell’azienda.
I terreni di ghiaia morenica sono ubicati a Cornaiano, “La Foa non dura neanche un anno, perché viene prenotato ed acquistato subito” afferma Giulio Corti. Il paesaggio collinare della zona conferisce a questo Sauvignon uno stile inconfondibile, caratterizzato da un delicato equilibrio tra frutta ed acidità.
La vinificazione segue un processo particolare in cui il 30% delle uve riceve fermentazione ed affinamento in botti grandi per circa 8 mesi, mentre il restante dell’uva resta in acciaio. È un vino storico per la cantina e particolarmente longevo.
Non appena lo ricevo nel bicchiere, posso subito constatare come i suoi profumi siano molto più eleganti rispetto al Prile, una complessa austerità anche dovuta all’affinamento in botte grande. 
D’altra parte tutti i bianchi dell’annata 2014, in Alto Adige, hanno fruttuosamente acquisito questo carattere di eleganza ed equilibrio, con un rilevante potenziale di invecchiamento.
Fruttato fresco al naso più netto rispetto al precedente, sebbene l’intensità dei profumi sia più sfuggente e delicata. Anche qui un ingresso dolce alla beva, con aromi che svelano l’anima del sauvignon blanc, in un primo momento quasi nascosta al naso.

Quello apprezzato oltralpe non è certo il Gewurztraminer italiano. Tuttavia In Alto Adige, si è riusciti, soddisfacentemente, a dar vita ad un vino che, da un lato ha conservato i profumi tipici ed identificativi del vitigno, dall’altro è stato “ingentilito” consentendone un buon abbinamento gastronomico.

 PERELISE  Gewurztraminer  2015 l’annata 2015 è stata presentata per la prima volta al Vinitaly 2016 nello scorso mese di aprile. Il Perelise nasce da una selezione di uve Gewurztraminer, vitigno adottato in Alto Adige, concepito per avere una particolare morbidezza e speziatura gentile non accentuata, in modo da poter essere destinato facilmente all’abbinamento con pietanze anche più semplici e meno profumate.
Delicatissimi sentori fruttati ed agrumati. Una decisa dolcezza di succo alla beva ed estrema morbidezza.

 Atisis Gewurztraminer  2014. Ispirato al primo nome documentato dell’Alto Adige “Atise”, ormai da cinque anni viene prodotto questo vino, proveniente da un’unica vigna di più di 40 anni. Il Gewurztraminer sembra che su questi terreni calcareo-argillosi abbia trovato il suo naturale habitat e che incida vantaggiosamente sul suo bouquet.
L’Atisis, dopo la fermentazione è sottoposto ad un affinamento sulle fecce per 6 mesi, sino alla primavera inoltrata. Successivamente è imbottigliato ed è commercializzato esattamente l’anno dopo.
Un vino particolarmente complesso, pieno di profumi, frutta bianca delicata, la cui intensità è temperata e non eccessiva. Anche in questo campione non  è dato notare una esplosività olfattiva tale da rendere difficoltoso l’abbinamento gastronomico. Alla beva tutto è spostato decisamente sulla morbidezza.

 ATISIS Gewurztraminer  2001. Un salto nel passato di ben 15 anni. L’Atisis, venuto al mondo in questo millesimo, mediamente caldo, è particolarmente piacevole ed in grado di mantenere eleganza e pulizia al di là della terziarizzazione.
Succo giallo oro alla beva,  dove i profumi del 2014 si infittiscono e diventano più caldi. Il frutto rimane, tuttavia, fresco non dando alcun segno di cedimento al passare del tempo. Il sorso è morbidissimo e compatto. Sul finale leggero sentore botritizzato e mela cotogna.

di Costantino d’Aulisio Garigliota