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Una grande scommessa di nome “Agricoltura”

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L’annuale appuntamento del WINE DAY ha proposto, lo scorso mese di maggio, due laboratori di degustazione dedicati alla stampa specializzata confermandosi come imperdibile occasione d’approfondimento del vino del Frusinate e proponendosi nel contempo, ormai da qualche anno a questa parte, anche di aumentare la conoscenza di differenti realtà produttive italiane da nord a sud, in un unicum celebrativo dei “Piaceri della vite”. Quest’ anno, a seguire il primo incontro di studio con la straordinaria Colterenzio, mi ha particolarmente entusiasmato il vertiginoso salto verso sud, nella calda e luminosa Puglia di Gianfranco Fino.
A presentare l’Azienda, la vulcanica Simona Natale che attraverso le parole è riuscita a trasmettere la fervente passione per la sua terra, al punto da trattenere gli astanti ben oltre gli orari prefissati.
Simona, cuore pulsante ed  indispensabile traino dell’azienda condotta dal  marito Gianfranco ha, inoltre, affidato il commento dell’analisi sensoriale dei vini in assaggio, alla voce esperta di Luciano Mallozzi.
Una particolarità è stata contrassegnata dall’inedita presenza, in un laboratorio di vino manduriano, di un altro signore del vino: Antonello Coletti Conti, titolare un una delle più prestigiose aziende laziali che, in rappresentanza di un territorio così diverso e lontano rispetto a quello pugliese ha compiuto gli onori di casa.
D’altra parte, non è la prima occasione in cui, per la promozione dei loro vini in terra ciociara, Gianfranco e Simona abbiano preteso la presenza dell’amico Antonello.
FB_IMG_1462863824659Segnate le premesse in questi termini, non poteva che realizzarsi un evento unico nel suo genere, e in particolare l’esempio di come, dalla stessa Simona Natale affermato, “il proposito dei produttori moderni  sia, ormai, quello di costruire assieme un racconto del vino italiano, che giorno dopo giorno cerca di cambiare un poco le regole”.
Per quanto differenti, infatti, le realtà produttive di Coletti Conti e quella di  Fino, sono accomunate nell’aver saputo scardinare e rendere più innovativo quanto era stato fatto in precedenza da altri vignaioli.
I vini di Antonello Coletti Conti hanno raccontato egregiamente un territorio,  facendolo diventare grande ed elegante; la testimonianza di un rapporto, indissolubile tra vino e territorio estremamente stretto che combacia alla perfezione con quanto ambìto da Fino nel Pugliese.
Simona, in questo senso, ci ha descritto l’esistenza di un “sensibile filo rosso che unisce i produttori ed i territori di tutta Italia”.
Ma caliamoci, adesso, del vivo del presente enologico di questa regione e di questa azienda.
Anzitutto c’è da dire subito che anche la Puglia, similmente a tante altre regioni meridionali, ha da diversi anni iniziato il percorso, lungo e talvolta faticoso, verso la produzione di qualità, con ancora molte mete da raggiungere. “Il mondo del vino è cresciuto“ a parere di Simona “grazie al fatto che non vi è più uno sterile antagonismo tra produttori ma, piuttosto, l’interesse a confrontarsi su molti aspetti, allo scopo di migliorare il proprio lavoro, ponendosi soprattutto in ascolto del consumatore, dell’eno appassionato, di colui senza il quale, tutto quello che si fa in vigna e poi in cantina non avrebbe significato”.
Questi intenti, Gianfranco e Simona li hanno trasformati in realtà, impegnandosi nella loro piccola azienda in agro di Manduria ed hanno inteso rompere le regole in un territorio in cui la quantità era fondamentale, scegliendo di iniziare a far “poco ma buono” ispirandosi al rigoroso canone veronelliano per cui “non più cisterne ma piccole bottiglie” ciascuna delle quali con un cuore, un’anima e soprattutto con il volto del suo produttore.
L’avventura di Gianfranco Fino iniziò nel 2004 con solo un 1 ettaro e 30 di terra e nessuna cantina! L’incontro con Luigi Veronelli, fu determinante a segnare il futuro di Gianfranco che già esperto di viticoltura ed enologia, a quarant’anni decise di mettersi a produrre il suo vino. Tuttavia, questa decisione giunse in un periodo storico particolarmente non facile, innanzitutto perché erano quegli gli anni successivi all’introduzione dell’euro, la nuova moneta che stava letteralmente distruggendo le sorti delle aziende italiane. In secondo luogo, perché alla base della l’iniziativa imprenditoriale vi era il proposito di ridurre radicalmente le rese per ettaro, realizzando una produzione di qualità che, da un lato rispettasse le tradizionali colture della vite in quel territorio, ma che si ponesse, dall’altro, sul cammino della svolta e della rottura con il passato.
Il progetto fu avviato su viti di almeno 50 anni, alcune delle quali ancora più vecchie e frutto del lavoro di diverse generazioni di agricoltori.
I vitigni coltivati, da Fino sono esclusivamente due: il Primitivo ed il Negramaro, in una generosa terra rossa ricca di sesquiossido di ferro, dove l’uva non risente mai in negativo delle alte temperature, anche grazie al tradizionale sistema di allevamento ad alberello pugliese.
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TASTING NOTES

L’ES, come affermato dallo stesso Antonello Coletti Conti può essere considerato come un ambizioso obiettivo a cui tendere.  Rispettoso del nuovo modo di intendere e fare il vino in Puglia, dove sino a qualche anno fa l’uva era essenzialmente destinata al taglio con altri vini, oggi Es è esempio di vino di qualità.
9 mesi di affinamento in legno di rovere francese, con travasi trimestrali.

ES Primitivo di Manduria DOC 2014  Il privilegio di degustare in anteprima l’annata 2014 che è quella che ha emozionato di più Simona Natale. Le temperature del millesimo che non sono salite mai sopra i 32 gradi, hanno assicurato al vino delle note e dei sentori che, solitamente vengono mortificati dall’eccessivo caldo estivo.

Rubino ricco e ben concentrato. Naso molto complesso e variegato. Una profondità di frutta matura, che spazia dalla ciliegia alla mora sino al ribes. Armonicamente completato il corredo olfattivo da dolci note di tabacco e spezie leggermente tostate. L’ES come “essenza dell’uva” che distilla all’interno del bicchiere un territorio, alla beva regala un attacco lievemente agrumato, ricco di piacevole freschezza.
Salino con tannini a grana finissima.
E proprio in bocca, torna il polputo frutto maturo, la ciliegia sotto spirito che si fonde con un aroma di cioccolato balsamico. Un vino che si conferma di gran corpo ma nel contempo si mostra snello ed agile al sorso. Lunga persistenza gustolfattiva.

ES Primitivo di Manduria DOC 2013
Sereno andamento climatico del millesimo. Vendemmie leggermente più tardive con temperature piuttosto miti. La vendemmia, che solitamente è completata al massimo entro il 20 di agosto, nell’annata 2014, ha visto estendersi i tempi sino al 28 di agosto.
La raccolta dell’uva è stata eseguita di mattina presto per evitare eccessive esposizioni alle alte temperature mattutine. Tutto lo scrupolo possibile, dunque per evitare sofferenze al mosto che viene mantenuto a basse temperature anche nelle fasi successive della fermentazione.

Sventagliata aromatica straordinaria. Anche in questo millesimo il frutto è protagonista: frutti di bosco, mora, piacevoli sensazioni speziate di pepe bianco e caffè tostato.
Molto peculiari le componenti sapide ed aromatiche nelle quali è possibile distinguere inconfondibili profumi salmastri. Alla beva ancor più complesso il contatto, il cui fruttato caldo si arricchisce di note cioccolatose e sentori più evoluti e terziarizzati. Elemento ricorrente nei vari ES è la presenza affatto eccessiva di alcool che, seppure presente, rende il succo di straordinaria morbidezza e che conferisce agilità e dinamicità al sorso. Non manca una discreta acidità che si innesta coerentemente a completamento di quanto già avvertito.

JO Salento Negramaro IGT 2014
Prodotto per la prima volta nell’annata del 2006, è in piena linea con la convinzione secondo la quale, l’azienda Fino avrebbe dovuto puntare essenzialmente alla valorizzazione dell’autoctono e soprattutto su quei vitigni presenti nell’agro di Manduria. Un Negramaro che esce dalla sua zona tipica e cresce in San Pietro in Bevagna, nella marina di Manduria. Il nome del vino deriva da “Jonico”, l’antico nome  con cui era conosciuto il vitigno Negramaro.
Strane sorti di un vitigno di cui i Manduriani, dopo il riconoscimento della DOC Primitivo di Manduria, hanno ben pensato di espiantarne le viti dal territorio, perché ritenute di infimo valore. Montagne di negramaro, quindi, che sparivano e lasciavano il posto al prestigioso primitivo.
Di JO se ne producono solo 2 mila bottiglie l’anno. Nel millesimo del 2014 ne sono state prodotte solo 1600 bottiglie.
Anche in questo caso nove mesi di affinamento in legno.

Sotto l’aspetto degustativo i sentori del Negramaro sono senz’altro più intensi e meno velati di quelli del primitivo: in una parola, più violenti ed immediati.
Un profilo olfattivo sicuramente molto più diretto rispetto all’ES e di più facile comprensione.
Maggiore concentrazione di succo rispetto al primitivo ove il rubino cede riflessi al porpora. Denso e compatto.  Al naso, un primo impatto di macchia mediterranea netto e diretto che, pian piano lascia spazio al fruttato delicatissimo, sbuffi balsamici, pepe nero, nota salmastra. Non mancano le note più gentili che vanno dalla rosa appassita ad una succosa prugna.
Alla beva ciò che subito viene in evidenza è la sua spiccata freschezza che rinvigorisce le note fruttate. Il tannino è piacevole e vellutato. Un gioco continuo tra l’amaricante nocciolo della ciliegia e la morbidezza della polpa che rende il sorso scattante.

ES PIU’ SOLE Primitivo di Manduria DOC Dolce Naturale  2012.
È questo il vino che, impensabilmente, deve il nome alla cantante jazz Nicky Nicolai. In occasione del Sanremo 2011, l’artista romana era intenta a provare gli arrangiamenti per la canzone “Più Sole”. Per caso fortuito, fu ascoltata da Simona Natale mentre si allenava sul ritornello del brano. Fu quello l’istante in cui, quasi magicamente, venne alla luce il nome del passito dell’ES: “più sole”, appunto.
Un Es che trascorre più tempo sotto al sole, al momento prodotto solo in due annate, la 2008 e 2012.
Questo vino che può venire alla luce solo nelle annate in cui, particolari condizioni climatiche, come assenza di pioggia per almeno due mesi antecedenti la vendemmia, ne consentono un appassimento “perfetto” in pianta.
Nell’annata 2012 la vendemmia dell’ES più Sole è stata ritardata di soli 6 giorni rispetto all’ES d’annata ed in una sola settimana si è passati dai 16,5 gradi alcolici ai 24 potenziali di alcol.

Rubino denso e concentrato, confettura di ciliegie ed amarene al naso, note balsamiche e resinose. Non mancano spezie nobili, quali il cacao.
Vino dalle grandi contraddizioni: una morbida dolcezza di succo che non fioca neanche un istante la piacevole freschezza e che ne agevola addirittura il sorso.
Alla beva deliziose note fruttate con aggiunta di tocchi salmastri di oliva nera. Tessitura tannica molto sottile ed acidità che addomestica sapientemente la dolcezza rendendola sì gradevole, dinamica e per nulla stucchevole. Lungo finale di frutta rossa sciroppata.        

di Costantino d’Aulisio Garigliota

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