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Il Black Hole a Volla

Solo tre mesi di vita per l’ultimo nato in casa Black Hole di Volla, e già sembra aver guadagnato consensi. In effetti, già da un po’ di tempo mi stuzzicava il pensiero di andarci, più che altro per cercare una risposta alla banale domanda che mi ponevo: “perché un altro pub?”
Anticipo subito che l’esperienza vollese non solo non ha minimamente deluso le mie aspettative, ma mi ha lasciato riflettere su molte, convisibili, scelte commerciali (e non solo) della proprietà.
Ma voglio spiegare meglio il senso della mia iniziale esitazione.
Negli ultimi 50 anni, abbiamo vissuto in Italia la nascita, l’ascesa e il declino della Public House di sapore irlandese, a causa forse del tentativo, malamente riuscito, di replicare l’innovazione riminese del Rose & Crown del 1964, apportandovi i giusti correttivi per “accontentare” di più una clientela italiana, troppo abituata al menù da osteria e, talvolta incapace di rinunciare a pietanze che di irlandese, per la verità, avevano ben poco.
Se ci pensiamo, parlare di pub in Italia, sino a qualche anno fa, era come parlare di ristorante italiano a Londra, in cui un purista della nostra cucina tradizionale non potrebbe che rabbrividire!
In questo panorama vario ed indiscriminato di pseudo-pub, c’è stato chi, per fortuna, ha voluto guardare più lontano, compiendo una precisa scelta di marketing e riproponendo l’originaria visione secondo la quale la funzione principale di questi locali doveva tornare ad essere quella di “brasseria” con lo scopo di favorire l’aggregazione di persone per bere birra.
Ma ciò è accaduto solo in tempi più recenti, a ridosso di una febbre cosmopolita che ha aperto le menti dei moderni chef a piatti di gusto multiculturale.
the blake hole vollaEbbene, venendo alla mia cena dello scorso sabato sera, posso affermare che il Black Hole è un pub “reale” con una marcia in più.
Cercerò di spiegarvi a parole ciò che ho provato ma, credetemi, sarebbe il caso di andarci a mangiare.
Sono stato subito colpito dalla cura dei dettagli.
L’arredamento, tutt’altro che scontato, riporta evidenti richiami irlandesi con sobrietà, senza eccessi decorativi.
Qualche suppellettile in giusta collocazione, ottimale organizzazione degli spazi ed illuminazione d’effetto.
Il menù è ben scritto e soddisfacentemente “essenziale”.
Lo chef Mirco Scognamiglio ha deciso di proporre panini a base di carne di buona qualità, in una visione innovativa e altre gourmandises a passo coi tempi, senza mai cadere in eccessive sofisticazioni.
hamburger
La carne, dicevo, sublime ed il pane eccezionale!
Le stuzzicherie proposte in carta, sono appetibili e originali: dai succosi filetti di pollo marinati in agrodolce alla versione in panatura croccante e speziata.
Ma, evidentemente, questo è il regno dell’Hamburger che ho trovato fantastico, il cui gusto è stato esaltato da appetitose salse a disposizione.
Da bere proprio tante birre in bottiglia, ma soprattutto un sogno di bollicine alla spina che partendo dalla Benediktiner, chiara di frumento, ti accompagna sino alla belga Klokke, strong Ale scura di ben 11,5° di alcol.
Ho scelto di bere proprio la prima, adorata weiss, molto fresca, con un delizioso profumo di crosta di pane e tocchi di pera matura. Ma non mi sono fatto sfuggire l’occasione di assaggiare anche la Fuller’s golden pride, Strong Ale, americana dal seducente colore ambra quasi granato. Un corpo possente ed una complessità di aromi davvero significativa: tocchi fumosi e tostati di caffè, caramello e radice di liquirizia, giustamente definita il “cognac delle birre”.
Nel complesso, dunque, 12 varietà di birra alla spina per tutti gli abbinamenti possibili.
Il Black Hole, piuttosto che un “buco nero” è senza’altro il posto ideale dove anche i palati più esigenti avrebbero difficoltà a trovare difetti.

di Costantino d’Aulisio Garigliota