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Assaggi di Bordeaux a Saint Emilion e Pomerol

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seconda parte. 

Il viaggio attraverso le routes des vins, prosegue, questa volta in direzione di due distretti bordolesi altrettanto famosi: Saint Emilion e Pomerol.
Ci allontaniamo dal Medoc, e ci spostiamo a circa 40 chilometri da Bordeaux, sulla riva destra della Dordogne, raggiungendo un rilievo calcareo con suoli argillosi e profondi.
Maggiore umidità di terreni, dunque, rispetto al Medoc, che favoriscono la coltivazione del Merlot.
Qui non troviamo tenute grandi ed imponenti e i proprietari abito spesso nei loro castelli tutto l’anno.
A Saint Emilion, potremo collocare la più antica vinicola del Bordeaux, presente già in epoca romana. Il nome del comune deriverebbe da un tributo a Emiliano, monaco benedettino e sembra che, quando nel Medoc iniziò il primo commercio di vini oltreconfine, i prodotti a Saint Emilion erano già conosciuti ed esportati in Inghilterra.
Nella zona di St. Emilion, nel corso del 1954, fu stilata una ulteriore classificazione dei cru differente da quella del Medoc, che prevede due categorie di Premier Grand Cru Classè, ciascuna contrassegnata con le lettere A o B, e una categoria di grand cru classè.

Poco più a nord di Saint Emilion troviamo Pomerol, la terra del Merlot.
Questo distretto, altro non è che una prosecuzione di Saint Emilion, per cui i terreni possiedono pressappoco i medesimi caratteri.

Clinet-BarrelsDella piccolissima estensione di soli 800 ettari vitati, se pensiamo invece ai grandi vignobles del Medoc, Pomerol è il più piccolo distretto tra i produttori di vino Bodeaux.
Tuttavia, in questa zona possiamo trovare alcuni tra i più ricercati e costosi vini bordolesi.
Originariamente ignorato dai Romani, che invece concentrarono le loro attenzioni al terroir di Saint Emilion ritenuto migliore, la coltura della vite inizia a svilupparsi a Pomerol sono intorno al 1700.
Gradualmente, il vino prodotto a Pomerol inizia la sua ascesa verso il successo guadagnando prestigio anche grazie al vicino quartiere di Libourne, centro di affari e traffici commerciali.
Quando si parla di Pomerol non può omettersi il riferimento ad un uomo ed a una data: L’uomo è Robert Parker e la data è il 1982. Lo statunitense Robert Parker è ritenuto il più influente critico, nel campo dell’enologia mondiale. I suoi giudizi, dagli anni ’70 in poi, hanno influenzato le scelte dei wine buyers di tutto il mondo. Quanto al 1982 fu l’annata, ritenuta da Parker, “superba” per i risultati che, a Bordeaux, era stata in grado di conferire al vino.
Parker è, tra l’altro, ricordato per il suo sistema di classificazione dei vini a 100 punti, inizialmente disapprovato da molti esperti del settore e oggi adottato da molte guide e associazioni come metro di giudizio.



12571418_10207391353974524_834296690_nCHATEAU Canon La Gaffeliere 2011
– il nome “la Gaffeliere” fa riferimento all’originaria proprietà immobiliare in cui era presente una colonia di lebbrosi (gaffet). Ci troviamo adesso a Saint Emilion, ad ovest di Bordeaux nel punto in cui il letto della Dordogne si assottiglia.
Lo château si estende per circa 20 ettari di vigneti esposti a sud, in posizione collinare.
Attuale proprietario dello château  è Stephan von Neipperg, che dedica molto del suo tempo ai lavori in vigna dove, già da alcuni anni, ha avviato un progetto di agricoltura ecosostenibile a basso impatto ambientale.
Il vitigno più coltivato è il Merlot a cui segue Cabernet Franc e, in piccole quantità anche Cabernet Sauvignon.
Dopo un’accurata selezione manuale delle uve, la fermentazione è avviata in tini di rovere a cui segue l’affinamento, sempre in legno in botti di primo passaggio per circa 18 mesi.
Questo vino rientra nella seconda categoria di premier grand cru classè secondo la classificazione di St. Emilion del 1954.
Ottimo prodotto in degustazione anche se figlio del difficile 2011. Uvaggio di Merlot al 60%, Cabernet Franc al 32% e piccola percentuale residuale di Cabernet Sauvignon dell’8%.

Ritorna il piacevole erbaceo con questo abbondante uvaggio di Merlot arricchito da un dolce e cremoso floreale. Lascio che si apra nel bicchiere e subito mi regala soffi minerali e terrosi.
Lo annuso più volte e scorgo i piccoli frutti neri del Cabernet ed una nitida amarena.
Alla beva riappaiono decisi tocchi balsamici di eucalipto che persistono sino alla fine. Tramosi tannini.
Il morbido succo, pieno e carnoso, lascia un delizioso ricordo di prugna e liquirizia.   4/6


 
12576303_10207391354214530_1078693603_nCHATEAU Clinet Pomerol 2011
– figlio della terra del Merlot, dove nasce il “cugino ricco” chateau Petrus, questo vino non rientra in una classificazione di cru classè come avviene nel Medoc.
Siamo, infatti, in una delle più prestigiose tenute della regione vitivinicola del Pomerol a 40 chilometri ad est di Bordeaux.
La particolare natura di questi terreni, ricchi di ghiaia in superficie ed argilla in profondità, li rende posti ideali per la coltivazione del Merlot che ivi ha saputo dare risultati così convincenti come in nessun altro luogo.
A Pomerol si coltiva merlot per 80%, Cabernte franc per il 15% e solo un 5% di Cabernet Sauvignon.
Il nome dello château, probabilmente, deriva dall’antico termine francese “cliner” ossia clino, arcuato, a rappresentare la particolare pendenza dolce dei terreni.
Al vertice dell’azienda, oggi c’è il giovane Ronan Laborde che ha dedicato i suoi ultimi dieci anni a produrre i migliori vini di qualità.
Le uve sono tutte ricavate da antiche vigne di oltre quaranta anni, le cui radici sono riuscite a scendere così in profondità da attingere le esclusive risorse naturali di questa regione.
Massima attenzione alle pratiche in vigna, espletate nella maniera più naturale possibile, evitando trattamenti chimici e ricorrendo sovente ad arcaici processi di lavorazione del terreno che prevedono interventi manuali o anche l’uso del cavallo.
I processi di vinificazione devono rigorosamente mirare a salvaguardare tutti gli aspetti organolettici che il vino può sprigionare. La raccolta viene sempre effettuata manualmente con meticolosa selezione degli acini.
In media, la fermentazione dura circa un mese, e, in fase successiva, il vino viene trasferito in barriques.
E proprio allo scopo di arricchire il corredo aromatico del vino, viene riposta accuratezza alla qualità delle botti, costruite con il miglior legno proveniente dalle foreste francesi.
Il vino in degustazione è il millesimo 2011, che ha destato grandi preoccupazioni per le temperature primaverili particolarmente elevate. Ad essa è seguita una estate molto calda che ha condizionato fortemente i tempi di vendemmia ai primi di settembre, per cui il 2011 verrà ricordato come l’anno della raccolta precoce.
Blend ottenuto con il 90% di Merlot, 9% Cabernet Sauvignon, e 1% Cabernet Franc, ed ancora vinificato in tini di rovere. Solo dal 2014, per scelta aziendale, la fermentazione è realizzata in acciaio. Successivamente il vino viene trasferito per il 60% in botti di rovere francese di primo passaggio per l’affinamento e vi permane dai 18 ai 22 mesi. 

Granato carico e vivace.
Esuberante frutto rosso, lamponi e fragole mature. Alla beva eterea morbidezza di succo con tannini setosi e possenti. Leggermente fresco
Questo Merlot racchiude un profumo di inchiostro che, via via, evolve in note ferrose ed ematiche al gusto.
Avvolgente, intrigante, seducente. Piacevole la liquirizia e prugna caramellata, che lasciano il loro delicato ricordo per molto tempo.  5/6

Prima parte: Il versante rosso del Medoc

di Costantino d’Aulisio Garigliota

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