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Montrachet, eleganza senza eccessi

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Nel meraviglioso viaggio tra gli esclusivi vignables della Cote d’Oriente, non potevo tralasciare la “terra dei bianchi” per eccellenza. Così, dopo aver attraversato gli ancestrali finages della Cote de Nuits, dove il pinot noir esprime la sua massima magnificenza, proseguo il mio percorso, adesso, verso sud in direzione della Cote de Beaune.
Già a proposito del fantastico rouge di Borgogna, avevo fatto riferimento al caratteristico uso di attribuire in etichetta il “doppio nome”, poichè al nome del comune o del villaggio, veniva associato il nome del più importante vigneto in esso ubicato.
Una delle ragioni di tale diffusa consuetudine, era quella di far riconoscere eguale pregio del vino prodotto nel vigneto più famoso, a quello ricavato da tutti gli altri vigneti minori presenti sul medesimo territorio.
Le appellations della Cote de Beaune, seguono il generale criterio delle denominazioni regionali che riguardano i vini prodotti in tutta la Borgogna; sulla etichetta, pertanto, troveremo scritto in nome di “Bourgogne”.
Alle regionali, seguono circa 44 denominazioni comunali afferenti ai comuni (o villages) più importanti che hanno costante qualità nella produzione di vino.
Nell’ambito di queste 44 denominazioni comunali, sono stati selezionati 561 vigneti che danno vita ad un prodotto speciale, la cui denominazione prenderà il nome di Premier Cru.
Tra i più particolari, infine, solo 33 vigneti potranno forgiarsi dell’appellation di Grands Crus considerati vere e proprie têtes de cuvée .

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Quanto ai vitigni coltivati, come già anticipavo prima, a parte alcune tracce di pinot noir, è questa la terra d’elezione dei bianchi da chardonnay.
In realtà, il rapporto tra il citato vitigno a bacca nera ed il secondo che abbonda in tutta la Francia non sarebbe poi tanto lontano. Sulla base di alcune testimonianze storiche, infatti, è stato sostenuto che lo chardonnay sarebbe proprio un ibrido derivante da pinot noir e Gouais blanc. Le sorti di questo secondo vitigno a bacca bianca, tra l’altro, si perderebbero nella storia ed il nome richiamerebbe l’aggettivo francese ‘gou’, utilizzato come termine di derisione, riferendosi ad un’uva contadina e poco prestigiosa rispetto al pinot bianco, bevuto, invece dalla nobiltà.
Alcune ricerche condotte dall’università di Davis in California, confermerebbero, inoltre, la derivazione anche dell’Aligotè dal Goulais.
Il disciplinare previsto per i celebri vini bianchi borgognoni, prevede l’utilizzo di Chardonnay, anche in assemblaggio a piccole percentuali di pinot bianco, sebbene sia tradizione locale utilizzare Chardonnay in purezza.
I vignerons di Bourgogne sono stati i primi a ricorrere alla fermentazione, anche malolattica, in legno per i vini bianchi, dando così origine a prodotti di una personalità esclusiva, elegante ma sempre rigorosamente austera.
Vini bianchi, dunque, dalla forte struttura ed enorme complessità, ma che rimangono sempre leggeri e vaporosi.
Citando l’amica ed esperta Antonella Bevilacqua, con riferimento a questi inimitabili prodotti enoici, è possibile affermare che  “l’austerità è valore inscindibile dall’eleganza che non dà facili concessioni alla piacevolezza. Questi vini, non agevoli da descrivere, seppur non si svelano subito, tuttavia, lasciano trasparire immediatamente la loro importanza”.
In degustazione due millenni il 2011 ed il 2013.
IL 2011 ha fatto registrare una vendemmia con temperature altalenanti in tutta la Borgogna che ha costretto ad una raccolta anticipata delle uve nei primi giorni di settembre. nel complesso l’annata ha regalato vini da grandi prospettive di affinamento seppur con elementi gustativi già ben definiti.
Il 2013 è stato un anno contrassegnato, già in fase primaverile, da grandi piogge che si sono protratte sino agli inizi dell’estate, quando poi il caldo sole di luglio ha cercato di riequilibrare la situazione. Una forte grandinata, tuttavia, occorsa in estate ha ridotto significativamente le quantità pur garantendo vini dai toni vivaci ed aggraziati.


auxeyAUXEY DURESSES Premiere Cru 2011 Leval – Domaine Roy Vincent & Dominique

Il primo villaggio che incontriamo è Auxey-Duresses, la cui produzione vinicola vede ancora una dominanza di rossi rispetto ai bianchi. L’uva è coltivata in terreni di natura in parte calcarea e in parte argillosa in grado di conferire ai vini una buona impalcatura solida ed corredo di profumi complesso che esprime il meglio di sé, nel corso degli anni.
Auxey Diresses non vanta alcun Grands crus ma solo nove Premieres Crus di cui uno in degustazione.
In questo villaggio, i due fratelli Roy, seguendo le secolari tradizioni di famiglia, continuano a produrre vino con le principali varietà presenti nella regione: pinot noir e chardonnay.
L’unico bianco prodotto è il Premiere Cru aziendale proveniente da vigne impiantate nel 1971. Il Leval 2011 è uno Chardonnay in purezza che riceve un anno di affinamento in botti di rovere.

costa montrachetUn primo esempio di austerità il cui succo si concede lentamente. Il profumo è complesso, mieloso. Lo corteggio roteando il bicchiere, lo incito a svelarsi e pian piano mi mostra al naso una deliziosa mela annurca matura. Al palato la mela diviene più fresca e lentamente il suo fruttato si apre ad altre e fragranze. Leggera mandorla, soave, sfuggente.
Il sorso è mediamente strutturato e l’aroma di bocca, che ha faticato a palesarsi, diviene adesso persistente. 3/6


A soli 16 km da Auxey Duresses, raggiungiamo la sede dei più importanti Gran Cru di Montrachet, i vigneti, tra i più popolari di Francia, tutti situati a metà strada tra Puligny e Chassagne.
Una antica leggenda medievale narra di un certo Puligny che divise i suoi appezzamenti  tra il figlio maggiore chiamato il Cavaliere “Le Chevalier”, le sue figlie “les pucelles”, ed un figlio illegittimo “le bâtard”. Da allora “Chevalier”, “Bâtard” e “Les Pucelles” divennero tre diversi appezzamenti all’interno del comune di Puligny-Montrachet.
La caratteristica di tutti i Montrachet, come suggerisce il nome, è quella di rappresentare dei vini di montagna, il cui fresco clima induce, quasi sempre una maturazione tardiva dell’uva. La natura dei terreni, come già anticipato, è varia: nel complesso calcarea, più fangosa in prossimità dei Grands Crus.
Unico vitigno ammesso, per la produzione del Montrachet è lo Chardonnay.
Quanto ai 5 Grands Crus presenti nel territorio, accanto al Montrachet, troviamo anche Batard-Montrachet, Chevalier-Montrachet, Bienvenues Batard-Montrachet presenti nel villaggio di Puligny Montrachet ed ai confini con Chassagne Montrachet, il Grand Cru Criots Batard-Montrachet è invece è situato nel comune di Chassagne Montrachet.


12825189_10207658709418243_778850047_nPULIGNY MONTRACHET Premiere Cru Les Folatieres  2013 – Domaine Jean Louis Chavy  

Puligny è primo villaggio in cui si produce il “Montrachet”: vini a base di Chardonnay e solo per una piccola parte, anche vini rossi da pinot noir.
Il villaggio vanta 4 vigneti Grands Crus Montrachet, situati nella parte meridionale, caratterizzati da terreni essenzialmente argillosi e ben 17 Premieres Crus di cui uno è il vigneto di produzione del vino in degustazione.
I bianchi prodotti a Puligny, sono tutti dotati di una particolare suggestione minerale che, sovente, sovrasta il fruttato. Quanto alla loro struttura, sono vini leggeri con particolari note vegetali ed esclusive nuance resinose.
Gerard Chavy è il fondatore del Domaine, oggi diretto dai figli Jean Louis e Alain.
Il vino in degustazione è ricavato da vigneti di circa 40 anni situati in un territorio roccioso molto ripido che conferisce ai vini grande acidità e, al tempo stesso struttura.
In particolare Les Folatieres rappresentano i vigneti Premieres Crus aziendali i cui vini sono stati imbottigliati per la prima volta nel 1960.

costa montrachetPossente pietra focaia, preponderante. La mineralità di questo vino è spiccatissima. Il succo, tuttavia, non è privo di un fresco fruttato: una leggera mela verde quasi nascosta che si fa strada lentamente. Delicato miele che dal naso giunge sino in bocca.
Alla beva è fresco e sapido ed il fruttato predomina sui soffi minerali. Sul finale una nota confettata con mandorla cotta. 4/6


chassagneCHASSAGNE MONTRACHET – 2011 Domaine Jean Marc Morey

Poco più a sud di Puligny, troviamo Chassagne-Montrachet. Anche in questo villaggio a piccole produzioni di pinot noir, è possibile trovare particolari espressioni di Chadonnay la cui celebrità è diffusa in tutto il mondo.
Chassagne Montrachet, infatti, condivide con Puligny Montrachet alcuni dei popolari Grand cru Montrachet.
Gli Chardonnay prodotti nel Finage di Chassagne, i cui vigneti beneficiano di terreni esclusivamente calcarei, sono maturi e potenti, con un gusto deciso e vigoroso ed un notevole potenziale di invecchiamento.
Il domaine di Jean Marc Morey, nasce nel 1981 ed attualmente è da questi gestito assieme alla moglie Caterina.
Il vino bianco di casa Morey è sottoposto ad un invecchiamento di un anno in botti di rovere, nuove per il 20% a cui segue l’imbottigliamento. La fermentazione stessa è effettuata in legno.

costa montrachetIntensa presenza di legno al naso, in questo succo oro intenso. Eppure il suo è un profumo elegante, senza eccessi. La mandorla dolce, in principio, affiora e predomina su tutto il resto, poi si accompagna  a piacevoli note vegetali di oliva verde ed una golosa mela cotta.
Fresco, sapido, caldo. In  bocca offre la dolcezza della mandorla. Equilibrato ed avvolgente. 5/6


batardBATARD MONTRACHET Grand Cru 2013 – Domaine Jean Marc Morey

Meraviglioso esempio di Grand Cru Montrachet. Jean Marc è a tal punto legato a questo vino da non volerlo venderlo perché per lui troppo prezioso. 

Una dolcissima mandorla a bicchiere fermo. Non corro, vado piano non mi voglio perdere nulla. Mandorla minerale.
Stupendo in bocca: un corpo caldo ed avvolgente, fresco e persistente. Dopo aver bevuto continuo ad annusarlo e lo ritrovo ancora chiuso. Non è ancora il momento, non vuole ancora darsi del tutto. È questo un vino a tal punto complesso e stratificato che è difficile descriverlo. Solo più tardi si eleva al naso una carezza d’erbe officinali, salvia. Il sorso è equilibrato, possente ed ostenta una eleganza senza eccessi. 4/6

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