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Les Fournieres – Tollot Beaut

Mi ero già occupato di Aloxe Corton, nella sesta tappa del viaggio tra i finages della Cote de Nuits, a proposito del Premier Cru di Follin Arbelet, Les Vercots, e rimarcai con particolare attenzione la circostanza secondo cui in un comune, che apre la strada al magnifico territorio dello chardonnay, non può essere sottaciuta una considerevole produzione di Pinot noir dalla complessità e finezza senza eguali.
les fournieresAloxe Corton è ritenuto, infatti, il comune di riferimento per la produzione di pinot noir, che rivendica vigneti per gran parte Grand Cru, che danno origine a vini dalla singolare personalità.
Già con il citato pinot di Follin Arbelet, di cui degustai il millesimo 2011, ebbi modo di osservare come fosse caratterizzato da deliziose note animali, succulenta carne cruda e soffi speziati, ma soprattutto come tanta di questa dovizia si sia svelata solo dopo diverso tempo dalla mescita nel bicchiere.
Adesso vi racconto Les Fournieres, Premier Cru, che nasce in una particella ubicata proprio al limite est del villaggio di Aloxe-Corton, sulle pendici più basse della collina.
Il vino è prodotto da un’antica azienda vitivinicola risalente alla fine del 1800, attualmente condotta da Nathalie Tollot, unitamente al padre Alain lo zio e i cugini.  Il prof. Luigi Moio, nel suo libro recentemente pubblicato “il Respiro del vino”, ci rivela di aver visto per la prima volta una barrique all’opera, proprio in questo Domaine nel 1992.
Les Fournieres, ostenta viti piantate tra il 1974 e il 1980, di cui alcuni autori ritengono che trattasi dell’originario clone di pinot fin ormai sempre più difficile da trovare in Borgogna.
Passando alla degustazione, è opportuno, innanzitutto ricordare che il 2010 è ritenuta annata classica ed eccezionale per i rouges di Borgogna, caratterizzatasi da bassa produzione, maturazione fenolica perfetta e rapporto tra bucce e polpa ideale. Un millesimo che ha generato, in definitiva, vini da lungo invecchiamento.

TASTING NOTES

tasting notesRubino trasparente tendente al granato.
Spezie in quantità già da subito. Estraggo il tappo ed è già tanto vanigliato.
Sapiente e dosato passaggio in barriques, tuttavia, che arricchisce le evocazioni di frutti rossi, ribes, mora selvatica, ciliegia sotto spirito, conservandone il turgore, senza gravarlo all’ eccessivo bonus aromatico del legno.
Un naso attraente contrassegnato da evoluzione di profumi in successione, in cui nessun essenza lascia il campo e si lascia sovrastare dalla successiva. Alla fine, giunge nobile il goudron del pinot, accompagnato da un apprezzabile sospiro alcolico.
Alla beva una freschezza e fragranza persistente che richiama l’opulenza del profumi olfattivi. Piccante nota sanguigna, carne cruda. Non mancano accenni burrosi sul finale di bocca.
Succo centrale, con tannini a grana fine e pronunciato calore. Il corpo, nondimeno, è elegantemente esile e leggiadro. Alla fine del sorso un durevole ricordo di liquirizia e tabacco fresco. 5/6